Meglio Tardis che mai, diceva il Dottore (già mi immagino decine di persone che mi mandano a quel paese smettendo di leggere qui la recensione), e quindi eccoci qui, qualche mese dopo la sua uscita, a parlare di un gioco che, lo dico sinceramente, mi faceva paura. No, non quella paura alla Residend Evil o Dead Space dove sai già che ti spunteranno abomini masticauomini urlando e facendoti cambiare numerose paia di mutande in poche ore, ma quella paura dovuta ad un manuale di ben 50 pagine da leggere, un tutorial fin troppo breve e striminzito per la mole di dati da memorizzare e la certezza assoluta di prendere calci in bocca dall’intelligenza artificiale sin dal primo minuto di gioco.
Carico di grinta, coraggio e saturo di caffeina sotto consiglio del buon Aurelio (mio mentore durante le crisi depressive tra pagina 37 e pagina 45 delle istruzioni) mi sono così apprestato a fare qualcosa che non facevo da interi anni : leggere il manuale. Di solito leggevo quello strano libricino striminzito (ma anche no) che trovavo dentro alle custodie dei giochi per ammazzare il tempo durante le interminabili installazioni (il record credo lo abbia World of Warcraft con tipo due ore di installazione) o per rendere spensierate le mie sedute sul trono, ma questa volta è stato diverso: questa volta leggere era necessario per capirci qualcosa. Sono sempre stato un amante degli strategici e dei giochi complicati, forse per quella strana sensazione di potenza che ti pervade quando riesci a comprendere a fondo le meccaniche e sfruttarle a tuo favore, ma arrivato verso le ultime pagine del manuale ormai ero in panico: numeri ovunque, con variabili a seconda del terreno e del clima, tantissimi tipi di unità di base, unità speciali, punti movimento, punti azione e tabelle di ogni tipo. Aiutatemi.
Stringendo i denti e armato di sacra conoscenza per aver finito di leggere il malloppone (anche se mi ero già dimenticato tutto, come capita fin troppo spesso anche per gli esami) ho così avviato Unity of Command per la prima volta. Cliccando sul pulsante Tutorial stavo quasi urlando per caricarmi prima della battaglia, ma ben presto quel grido di forza e virtù si è smorzato per lasciare posto ad un triste mugolio quando ho scoperto che il Tutorial in realtà era solo un velocissimo riassunto del manuale. Esatto, ancora non riuscivo a capirci nulla. Ma questo non mi avrebbe di certo fermato!
Giunse così il tempo della campagna, ed eccoci catapultati nel 1941 in piena Operazione Barbarossa, la più vasta operazione militare terrestre di tutti i tempi, che vedeva la Germania nazista marciare contro l’Unione Sovietica. Infatti la nostra prima grande scelta sarà appunto decidere di comandare le armate dell’Asse o Sovietiche, e non sarà una scelta facile: a parte, ovviamente, i diversi tipi di unità, ogni esercito ha a disposizione ad ogni turno delle azioni speciali particolari come il supporto aereo, il costruire e far saltare ponti e, solo per l’esercito rosso, la possibilità di “infiltrarsi” dietro le linee nemiche grazie ai partigiani. Non sottovalutate queste azioni speciali perchè sono in grado di ribaltare l’esito di una battaglia.
Finalmente, una volta deciso di comandare l’esercito dell’Asse, eccomi catapultato in mezzo alla seconda battaglia di Kharkov, con un mucchio di soldati da comandare (pure troppi per essere la prima missione) e pochi turni a disposizione per portare a casa i vari obiettivi. Sarò schietto, è stata una tragedia. Qualsiasi mossa facessi prendevo calci in bocca da ogni fronte, i Sovietici contrattaccavano conquistandomi dei punti chiave (che solo successivamente ho imparato a sfruttare) e ogni paio di turni, inevitabilmente, ricominciavo la campagna dall’inizio con la speranza di capire come muovermi. Piuttosto di concentrarmi sulla vittoria, così, ho dedicato tutte le mie attenzioni sulle meccaniche del gioco. Ed arrivò l’illuminazione.
Dimenticatevi quei giochi dove vince chi produce più unità e più in fretta (a parte che qui di unità non ne produciamo proprio), perchè in Unity of Command vince solo chi studia il campo di battaglia, il tempo atmosferico, le truppe a propria disposizione con la loro collocazione rispetto a quelle nemiche e le dannatissime, ma fondamentali, vie di rifornimento. Fate finta di trovarvi davanti ad una enorme scacchiera divisa in due grandi fazioni, con decine e decine di pedine con la possibilità di muoversi praticamente ovunque ma con la necessità di essere perennemente collegate a delle vie di rifornimento, pena l’incapacità di attaccare o addirittura difendersi. Una volta capito questo sono stato posseduto dallo spirito di qualche generale militare a caso che mi ha portato all’illuminazione: in guerra è inutile caricare a testa bassa, ci sarebbero troppe perdite; in guerra bisogna sfruttare ogni vantaggio del territorio, dal difendere costringendo l’attaccante ad oltrepassare un fiume al colpire le vie di rifornimento avversarie, aspettando che lentamente le unità nemiche si indeboliscono per poi schiacciarle con una mossa decisiva.
Ormai non potevo essere fermato, ero uno stratega pronto alla vittoria. C’era solo una cosa che ancora non capivo appieno: che cosa diamine erano quei puntini rossi o grigi accanto alle mie unità? Il “libbro” mi diede la risposta. Quando una pedina è al pieno delle sue potenzialità ci saranno mostrati un particolare numero di pallini rossi, corrispondenti al numero di unità presenti in quel plotone. Quando qualche unità viene uccisa, giustamente, il numero di pallini rossi diminuiscono, e fin tutto chiaro… ma a volte diventano grigi! I pallini grigi rappresentano le unità soppresse, vuoi per le ferite ricevute, per l’incapacità di reagire a causa dell’enorme quantità di fuoco che ricevono o per la mancanza di rifornimenti, e che quindi saranno facili obiettivi da distruggere. Se facciamo passare il turno, rifornimenti permettendo, le unità soppresse riprenderanno la loro forze, quindi se vogliamo far un po’ di piazza pulita dobbiamo muovere velocemente e con decisione, senza dare il modo alle truppe nemiche di riassestarsi.
Vittoria. Ero commosso. Le difficili meccaniche ormai erano (quasi) chiare, dovevo solo impegnarmi nel non fare passi falsi e avrei portato a termine l’intera campagna! Purtroppo ci son altre variabili di cui non ho ancora parlato, come la possibilità di certe unità di compiere azioni speciali (la fanteria, ad esempio, ha la possibilità di trincerarsi, aumentando le proprie difese) o il difficile metodo con cui vengono decisi i combattimenti, dove dovremo tener conto del tempo atmosferico e del tipo di terreno (i difensori traggono vantaggio dalle intemperie), anche se per fortuna il procedimento è automatico e prima dello scontro ci verrà mostrata una previsione delle perdite di entrambe le fazioni.
Cominciamo a tirare le somme. Il gioco è bello, ma bisogna dedicarci un po’ di tempo per comprendere bene le meccaniche ed imparare a sfruttarle a proprio vantaggio. La grafica è piacevole, sembra di stare davanti ad un gioco di società, la longevità è più che sufficiente anche se le campagne non sono lunghissime, in compenso c’è un buon grado di rigiocabilità per migliorare il proprio punteggio. Tutto positivo quindi? Ovviamente no. Un problema, anche se piccolo, è il movimento delle unità: c’è un uso enorme del tasto sinistro del mouse e può capitare (fin troppo spesso) di muovere qualche plotone per sbaglio. Non c’è modo di annullare l’ultima mossa e, addirittura, non ci è permesso salvare a metà di uno scenario: se le cose cominciano ad andare male, si ricomincia da capo. Argh.
Un altro problema, però a mio avviso enorme, è il multiplayer. Le potenzialità di questo gioco in multi sono enormi, ma assolutamente mal sfruttate: manca la classica lobby dove è possibile chattare e trovare partite a cui unirci (per forza di cose 1 vs 1) e per giocare con qualcuno dovremo inserire l’ip a cui collegarci e fare tutto a mano. Roba che neanche 10 anni fa. Infine una nota dolente: il prezzo. Al giorno d’oggi 30 dollari (si, avete letto bene) son decisamente troppi per un gioco di questo tipo, rendendolo appetibile solo ai veri appassionati del genere.
La mia avventura termina qui, soldati. Ora tornate a casa dalle vostre mogli e abbra…umh? Salvate il soldato Reolo? Agli ordini, missione suicida in arrivo!
VOTO : 7 / 10
Non è stato facile dare un voto a questo gioco. Innanzi tutto solo gli appassionati di strategia possono apprezzarlo fino in fondo, mentre chi non è abituato al genere potrebbe trovarlo troppo difficile e poco appassionante. Unity of Command si sarebbe meritato anche un voto più alto, ma la parte multiplayer gestita malissimo e un prezzo decisamente assurdo mi hanno costretto ad abbassarlo. Magari in futuro, con una patch per il multi e il prezzo dimezzato, questo diventerebbe tranquillamente un gioco da otto più!
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