Take me To the Moon

Giochi come Battlefield 3 e The Witcher 2 lasciano spesso senza fiato, offrendo agli occhi un’esperienza tanto succulenta quanto realistica. E’ un po’ come con Crysis, che ancora oggi in molti ritengono un paragone dell’avanzamento grafico. Come potete immaginare quindi, passare da giochi iperrealistici a qualcosa che sembra uscito direttamente da un NES è un po’ un colpo! To The Moon, RPG da poco venuto alla luce grazie alla Freebird Games, assorbe il colpo e, di rimando, lascia il giocatore esterrefatto per quanto poco conti la grafica, in fondo, rispetto ad una storia ben costruita.

Mi vorrei dilungare sulla trama stessa, e mi duole non poterlo fare per analizzare questo meritevole gioco in profondità. Sono ben felice, però, di lasciare chi di voi vorrà comprare il gioco a deliziarsi delle sorprese che un titolo short ‘n sweet come questo sa donare. I personaggi sono la parte fondamentale di To The Moon. La storia stessa sarebbe mille volte meno gradevole se non esistessero Eva Rosalene e Neil Watts, i protagonisti, a rendere interessante ogni momento dell’avventura.

I due dottori lavorano per una corporazione che permette a pazienti in fin di vita di farsi cambiare i ricordi, in modo che credano di aver vissuto la vita che desideravano. Questo non avviene grazie ad alcuna magia di sorta, ma grazie al lavoro dei tecnici che viaggiano a ritroso nei ricordi del paziente per dargli la motivazione necessaria, o l’ispirazione, o per fargli conoscere i contatti di cui potrà avvalersi in futuro. Si capisce da subito che il lavoro di Eva e Neil non si compie in uno schiocco di dita, ma è spesso (e nel caso del paziente di To The Moon, ancora di più) complesso e stancante. Questa complessità dà il via ad una storia sulla debolezza e la fragilità dell’uomo; di incomprensione, malattia ed egoismo. E’ una storia che lascia il proprio segno sia su chi a lei si apre sia su chi invece non vuole darle alcuna possibilità, ma finisce per adorarla allo stesso modo.

I personaggi, così ben sviluppati lungo tutto l’arco dell’episodio (To The Moon è solo la prima delle avventure pianificate per il dinamico duo), diventano sempre più cari al giocatore. E’ qualcosa di così raro nel genere, di così difficile da ottenere, da meritare una menzione d’onore al gioco solo per questo. Non esito ad ammettere di avere un cuore di pietra: non mi è mai capitato, tranne che forse con Final Fantasy VII – che oh, è soggetto alla mia visione nostalgica per l’essere il mio primo RPG, non posso farci nulla – di arrivare a stimare i personaggi e le loro opinioni, di aspettare che si esprimessero, di cercare di capire cosa pensassero, perfino di ridere alle loro battute. Sono un mucchio di pixel, un semplice veicolo per un’idea, eppure sono così… umani da diventare importanti, fondamentali per l’esperienza generale del gioco.

Gao è un vero è proprio trovatore dei nostri tempi, lo pensavo con The Mirror Lied e lo scrivo su carta virtuale dopo aver giocato a To The Moon. E’ impossibile creare un’opera perfetta, certo, e il gioco ha qualche difettuccio: a volte è un po’ troppo accondiscendente verso il giocatore, fornendo la soluzione ad uno dei pochi puzzle senza nemmeno attendere che il giocatore ci pensi, e gli appigli per gli episodi futuri si fanno decisamente sentire; ad esempio ho un’idea piuttosto chiara sul quale sarà uno degli argomenti centrali del prossimo episodio, poiché solo ai meno attenti può sfuggire. I difetti però sono così pochi e piccoli rispetto alla qualità del gioco in sé che mi riesce difficile pensarli come importanti in qualsiasi maniera.Il personaggio più importante, John Wyles (che è poi l’anziano signore di cui si vuole esaudire il desiderio ultimo), è un uomo a cui in molti faticheranno a relazionarsi. E’ evidentemente alienato dal mondo in cui vive, perso in una relazione che di salutare ha ben poco, e tutto per alcune scelte errate fatte in passato. Scelte che, per carità, potremmo fare tutti; nel suo caso però sono appesantite dalla profonda comprensione del suo modo di pensare che otterremo nelle (poche) ore passate tra i ricordi della sua vita: il semplice sapere quale sia il pensiero fondante di tutta la relazione è un duro colpo per la compassione che suscita inizialmente nel giocatore, ma viene gestita con grande abilità e savoir faire dall’autore, che avrebbe un paio di cose da insegnare perfino a Drew Karpyshyn.

Basta parlare di storia. Vi ho riempito le orecchie fin troppo, e sarebbe un peccato fare spoiler di qualsiasi tipo; procedo quindi a riempirvi di nuovo le orecchie (duh), ma in altro modo.

Sembra che il pianoforte sia lo strumento preferito di Gao, e la colonna sonora del gioco, generalmente composta con questo strumento, è decisamente all’altezza dei precedenti capolavori. Nonostante la canzone principale sia una – For River – anche i brani minori brillano di luce propria, donando a tutta l’esperienza quel livello di profondità emotiva in grado di smuovere anche i cuori dei più arcigni giocatori. La colonna sonora è semplicemente deliziosa, e magnificamente composta. Potete fare come me, volendo, e comprarla da Bandcamp. Ne vale davvero la pena, e ve lo dice uno che finora gli unici CD che ha comprato sono Emotive, degli A Perfect Circle, e la OST di Bastion (la parte restante della mia collezione musicale mi è stata gentilmente donata da un amico del Wisconsin).

Non solo le canzoni che accompagnano il giocatore lungo il viaggio nella mente di John sono piacevoli alle orecchie, ma ognuna si adatta perfettamente al tono della memoria centrale di quella parte del gioco. Dolci, solitarie, nervose, lente, amare, tese…non una nota è fuori posto in tutto il gioco. Un lavoro eccelso.

Ci sono alcuni aspetti meno gradevoli, purtroppo. Nonostante la bravura dimostrata in tutti i campi dello sviluppo di un gioco, c’è un evidente passo falso in una delle sequenze finali. Non ha ripercussioni a livello di storia, sia chiaro che è solo una pecca a livello di gameplay, ma risulta comunque in una sequenza estremamente tediosa; il gameplay peraltro è quasi inesistente, e sono molto più propenso a ritenere To the Moon una storia interattiva, in cui l’agenzia del giocatore è decisamente trascurabile; i puzzle sono due, e la ricerca dei cinque collegamenti mnemonici che servono in ogni scena per compiere il salto alla memoria successiva risulta con fin troppa evidenza un espediente per tenere il giocatore occupato, espediente peraltro perfettamente evitabile. E’ probabile che Gao temesse di creare un’esperienza troppo breve, e forse se non ci fosse la ricerca di questi collegamenti sarebbe così; non stona troppo con il feel generale del gioco però, non danneggiandolo gravemente di conseguenza. E’ un po’ come lo scannerizzare i pianeti in Mass Effect 2.

Gao è per me (e non solo, a giudicare dal responso più che positivo ricevuto sia dalla critica che dai giocatori) nell’Olimpo della narrazione. Sa incantare come pochi, e nonostante debba ancora lavorare su alcuni aspetti ancora troppo acerbi del suo essere sviluppatore merita un grande rispetto.

Ricordo ora di non aver menzionato questo nella recensione in se: To the Moon è acquistabile sul sito della casa produttrice e su Desura. E’ stato anche inviato alla Valve, speriamo lo accettino su Steam!

Voto: 9/10

Se volete una storia interessante, profonda e veramente ben realizzata, To The Moon va al primo posto della vostra lista dei desideri. Sappiate però che questo gioco è solo ed esclusivamente storia, a scapito di tutti gli altri aspetti che caratterizzano tutte le altre opere videoludiche. Niente puzzle, niente sfida, niente combattimenti; nulla di nulla, c’è solo una bellissima e sognante storia.

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  • Gagio82

    Ho provato la demo e mi è piaciuto molto, con il suo feeling da vecchio JRPG e la sua incantevole colonna sonora. Mi torna in mente un capolavoro come Chrono trigger ma anche i vecchi indimenticabili Final fantasy.
    Sapete se renderanno disponibili i sottotitoli in italiano? E’ vero che l’inglese usato è abbastanza comprensibile però è anche vero che trattandosi di un gioco che si basa molto sulla storia, sarebbe un peccato non cogliere alcune sottigliezze e alcuni passaggi.

    • ChrisKeris

      Sui forum c’è uno sfacelo di gente che si offre di tradurlo in varie lingue, e tra i volontari ci sono anche degli italiani :) Che io sappia Gao si sta adoperando per creare un sistema di traduzione che alleggerisca il lavoro sia da una parte che dall’altra, spero veramente che vada in porto la cosa, merita enormemente imho.

  • IlSaggio

    La grafica non è niente male per un 2D!

    • ChrisKeris

      Ho visto certamente di peggio, ma i dettagli sono un po’ confusionari :/ alle volte non ci si accorge nemmeno degli ostacoli