Da dove sei uscito tu? In completa controtendenza alla tendenza dei prodotti indie degli ultimi tempi, che ti attirano con spettacolari trailer per poi lasciarti con prodotti mediocri e/o deludenti, di Sequence non ne sapeva niente nessuno prima che uscisse su Steam. Poi è uscito e… Boom! Il gioco ha venduto bilioni di copie facendo diventare i developer più ricchi di Notch… che poi hanno comprato la Nintendo e l’hanno trasformata in un robot volante dalla forma fallica ma alla fine si scopre che Bruce Willis era morto (duro) dall’inizio e… di cosa stavo parlando?
In realtà Sequence era già uscito su XBLA, ma li nessuno se lo cagò manco di striscio (gli stessi developer del gioco affermano che in una settimana su Steam hanno guadagnato più che in un anno su XBLA), e ingiustamente aggiungerei io: perchè Sequence è una di quelle perle che ti risollevano il morale.
Sequence è un Rpg musicale (e lo è veramente, non come altri giochi di nostra conoscenza). Ogni battaglia si svolgerà tramite la corretta pressione dei tasti direzionali (su tastiera verranno utilizzati in contemporanea i wasd e le freccette) a tempo di musica, avremo a disposizione tre “schemi” fra cui switchare (utilizzando i tasti ‘q’ e ‘e’ o i due tasti del mouse): uno difensivo, in cui le sequenze di tasti “cadranno” a brevi intervalli e la pressione corretta dei tasti eviterà di subire danni, uno magico in cui le sequenze cadranno continuamente e la corretta pressione permetterà di recuperare mana e, infine, uno per le spell in cui le sequenze cadranno solo dopo aver usato una delle magie (che si lanciano usando i tasti numerici o cliccandoci sopra) e la cui corretta pressione permetterà di eseguire la suddetta. Tali schemi funzioneranno “in contemporanea” nel senso che, nonostante possano essere eseguite le sequenze solo di uno schema alla volta, negli altri le “note” continueranno a cadere. Anche se tutto ciò può sembrare ostico e scomodo, Sequence è un gioco intuitivo come pochi, complice anche l’ottima mappatura dei comandi su tastiera. Dopo aver capito le meccaniche vi ritroverete immediatamente a macinare note con la stessa naturalezza con cui vi masturbate sull’anal creampie di Belen.
Ma queste sono solo le battaglie giusto? e il resto del gioco? è lungo, solido e puzzolente o corto e molliccio ma dal profumo di rosa?
Lo scopo finale è salire in cima alla torre misteriosa del mistero e, per arrivarci, bisognerà craftare varie chiavi per accedere ai piani. Naturalmente i materiali per farlo, saranno contenuti nei viscidi ventri di brutti artwor… ehm, mostri temibili. Non è presente nessun tipo di esplorazione, dovremo scegliere il nostro nemico da un semplice menù e verremo subito catapultati nella battaglia. Ciò potrebbe far pensare a un gioco piuttosto ripetitivo ma il divertentissimo sistema di combattimento e le varie “influenze dei boss” (un potere del nemico che viene attivato casualmente in ogni battaglia e cambia ad ogni piano) rendono l’esperienza estremamente godibile.
La storia in sé è forse l’aspetto più sorprendente del gioco: misteriosa il giusto, divertente e ben scritta ricordando abbastanza da vicino i lavori di Joss Whedon nello stile (ma con meno figa a random). Come già accennato vi ritroverete in una misteriosa torre, senza nessuna memoria di come ci siate arrivati, e una voce misteriosa vi informerà che è tutto un test di qualche genere e per superarlo dovrete scalare la torre e picchiare mostri. Ha senso. Durante la vostra scalata sfiderete bizzarri boss, fra cui un tizio effeminato che parla in stile avventura testuale (uno dei momenti più geniali dell’intera storia del videogioco se chiedete).
Purtroppo l’aspetto sonoro non è propriamente il massimo. Non fraintendetemi: il voice acting è ottimo, ma le musiche che dovremo “seguire” negli scontri sono abbastanza anonime, non brutte, ma particolarmente dimenticabili (ed è pure roba di gente che in teoria sarebbe quasi-conosciuta o qualcosa del genere, il che mi lascia abbastanza stranito) e, visto che stiamo cercando la parrucca nella frittata, aggiungo pure che il drop rate dei materiali è a volte fin troppo basso.

In conclusione Sequence è una piccola perla incredibilmente curata, che unisce ad un gameplay solido e divertente degli ottimi dialoghi. Come RPG forse non è eccessivamente profondo e ha qualche difetto minore, ma ciò non scalfisce per nulla la solidità di un gioco che è di sicuro uno dei titoli indie più sorprendenti di questo 2011 (non che questo sia un anno particolarmente competitivo).
Baci
Davide
VOTO: 8/10
























Pingback: Sequence: un giveaway musicale che nemmeno l'Uomo Gatto