CAPITOLO I: PROLOGO
come faceva quel vecchio cartone…
ah si: “papà castoro raccontaci una storia”
“Beh, un giorno, questa bella figliola, con cui sovente mi divertivo, finì in questur…”
no un attimo… ah ecco: “questo mi ricorda una storia...
Tempo fa gli rpg, per quanto possa sembrare strano, non avevano grafiche da capogiro, scene di sesso gay e milioni di dlc. La visuale isometrica era comune, anzi quasi obbligata, il combattimento era turn based (anche se spesso mascherato da real time) e di uscire su console non se lo sognavano proprio. Lo so ai giorni d’oggi può sembrare assurda una cosa del genere ma… questa è proprio la storia di una software house che, non avendo soldi, ha deciso di fare giochi uguali a quegli rpg old style degli anni novanta. Anzi ancora più old style degli rpg old style”.
La spiderweb software è fatta da gente hardcore, gente che vede il mondo da una visuale isometrica e passa il proprio tempo libero uccidendo i cani dei vicini per grindare. Gente che, nonostante il loro essere reazionari a livelli sovrumani, ci ha regalato perle quali la serie di Geneforge o quella di Avernum (Geneforge 5 ve lo consiglio spassionatamente) che, soprattutto con i loro ultimi capitoli, sono diventate particolarmente accessibili anche a chi a 5 anni giocava a Pac-Man e non a Zork.
Oggi andremo a parlare del loro ultimo gioco: Avadon – the Black Fortress…
httpv://www.youtube.com/watch?v=A1BqUspYynU
CAPITOLO II: L’HARCOREGGIA
Avadon, come i precedenti giochi dei nazisti di cui sopra, è un rpg occidentale a visuale isometrica e combattimenti a turni su griglia tattica. A differenza dei loro altri lavori però, qua un paio di scelte evidenziano la loro volontà di tornare al futuro (anche se la grafichetta terribile è ancora li):
Auto healing: dopo ogni combattimento il party recupererà interamente i punti vita (ma non il mana, che può essere ripristinato solo tramite appositi obelischi piuttosto rari ma che comunque è piuttosto difficile esaurire)
Classi: le cassi sono ridotte a 4, perché i giocatori di questo millennio sono troppo deficienti per capire le differenziazioni fra più di quattro classi
Difficoltà: Difficoltà ridotta, perché magari così ci giocano anche i bimbi a cui comunque farà “skifo” la grafica (e pensare che senza quel dannato autohealing l’attraversare i dungeon sarebbe potuto essere interessante)
Perchè si sa: il vero problema dei giochi Spiderweb era il fatto che dieci classi erano troppe…
L’interfaccia vecchia di vent’anni, in cui per scambiare un oggetto fra due personaggi bisogna buttarlo a terra e riprenderlo va bene così e, anzi, è al passo coi tempi. Il vero problema era di sicuro l’assenza dell’autohealing.
Sì sono ironico (in seguito ad alcune questioni sull’arte sto iniziando a dubitare seriamente della capacità della gente di cogliere l’ironia postmoderna).
La verità è che in Avadon quei pochi elementi “casual” risultano incredibilmente fuori luogo. Il gioco resta un rpg duro e puro nel cuore (e a seconda dei gusti -e sì, anche dell’età- questo può essere un bene o un male), dove le indicazioni per le quest sono al minimo e passerete la maggior parte del tempo a cercare anfratti che vi siete dimenticati di esplorare in cui, probabilmente, si cela quel maledetto npc che farà proseguire nella quest… ma solo a patto di fargli una domanda che con la quest c’entra poco e nulla.
CAPITOLO III: LE MAZZATE
Veniamo ora al punto che solitamente mi interessa meno in un rpg: il sistema di combattimento.
Qui è un classicissimo sistema turn based: ogni personaggio possiede un certo numero di AP (action point) che può spendere per muoversi o attaccare (utilizzando attacchi normali o attacchi speciali e magie che però consumano mana).
Nella modalità ”pacifica” si ha controllo solo sul protagonista, cosa che rende il posizionamento pre-battaglia praticamente impossibile. Ma escludendo questa piccola imperfezione il sistema di combattimento in sé funzionerebbe senza troppi problemi… purtroppo fattori esterni al sistema intervengono a rovinarci il divertimento.
Sto parlando del sistema di crescita che già dopo i primi livelli mette a disposizione dei personaggi abilità incredibilmente devastanti (soprattutto la sciamana, che al terzo livello può già evocare un “Mastino dell’inferno” o una “Bomba atomica” ma che per il sesto avrà entrambe le opzioni a disposizione) cosa che risulta in scontri ripetitivi e noiosi (aggiungendo il fatto che anche gli avversari non sono proprio delle cime)con l’eccezione di un paio di Boss.
Gli oggetti sono pochi ma buoni. Di varietà piuttosto limitata ma con effetti sempre chiari e, soprattutto, utili (anche perché il sistema ad AP permette di attaccare e usare un oggetto nello stesso turno, possibilità che con una difficoltà più alta avrebbe davvero giovato alla quantità di strategie utilizzabili).
Ultima nota dolente: le stats sono unicamente dedite alle legnate, senza nessuna skill “diplomatica” o stat check nei dialoghi.
Ma di questo ne parleremo nel prossimo capitolo…
CAPITOLO IV: LA RISPOSTA AL RUOLISMO, LA TRAMA E TUTTO QUANTO
Come avrete potuto ben intuire sul fronte ruolismo siamo messi male.
Personalizzazione del personaggio limitatissima, stat check nei dialoghi inesistenti, scelte terribilmente finte (il novanta percento delle volte porteranno tutte allo stesso risultato) e il sistema di dialogo che è una versione solo leggermente più accettabile di quello in stile “wikipedia” dei The Elder Scrolls.
Bene è finito possiamo pure buttare questa me… ah no: qualche cosa bella c’è.
Gli Spiderweb avranno pure secreto del liquido urinale al di fuori dell’apposito contenitore a questo giro ma una puntina di talento ce l’hanno pure e sono riusciti ad avvolgere questo loro neonato deforme in una più che discreta trama, coadiuvata come sempre dal loro eccellente writing (forse in certi punti anche un po’ prolisso e di sicuro non di livello letterario ma sempre decisamente buono in confronto alla schifezza che molti rpg cercano di rifilarci come descrizioni e dialoghi).
CAPITOLO V: EPILOGO
Avadon: la Fortezza Negra è in conclusione un rpg decente, con parecchi difetti che non ci si sarebbe aspettati da una software house cosi “integra” comi i Ragnotela Leggereapparecchiature. Non è assolutamente un brutto gioco ma c’è davvero di meglio in giro.
In parole povere giocatevi Geneforge 5.
Baci
Davide
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- Titolo: Avadon – the black fortress
- Genere: Rpg nazista
- Sviluppatore: Spiderweb software
- Editore: Spiderweb software
- Lingue: Inglese
- Dov’è possibile acquistarlo: http://www.spiderwebsoftware.com/avadon/index.html
- Prezzo: 25,00$ (versione retail: 35,00$+s.s.)
- Trama decente
- Ottimo writing
- Si sono persi per strada il ruolismo
- Meccaniche certe volte fin troppo astruse
- Esageratamente facile
VOTO: 6/10























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