C’era una volta un popolo di balene nuvole. Questa la premessa di Okabu… e chissà come mai non ha lo stesso impatto di una balena spaziale che si trasforma in una fenice fra colori psichedelici. Ah, è un esclusiva ps3, quindi… attenzione brutto pad è brutto… ARTE!
Okabu e l’ultimo lavoro di Handcircus, il dev team che ha già portato sui nostri (vostri) microschermi visionari iphoddosi Rolando e Rolando 2. Il gioco è un adventure piuttosto lineare con minimi margini di esplorazione, ed è in 3d! No, no il 3d del cinema, sto parlando del 3d per cui un gioco non è un platform con grafica 8-bit, che è un 3d molto raro in ambito indie: una stellina d’oro a Handcircus! E ora, dopo aver brindato al vostro dio nanico preferito con un bel boccale di birra analcolica, diamo un’occhiata più da vicino al gameplay di questo simulatore di nuvobalene.
Okabu è quindi un adventure piuttosto lineare. Al comando delle magimitiche balene nuvolose dovremo aiutare gli abitanti dei villaggi attaccati dal malvagio popolo delle macchine. Per fare ciò dovremmo sfruttare le abilità delle nuvole, che a dire la verità sono piuttosto creative e divertenti da utilizzare: si va dall’intingersi in liquidi per poi far “piovere” in giro, al prendere in groppa omini dai poteri più disparati. Il gioco in realtà è un po’ un manifesto all’ecologia e al tuttiinsiemecanteremo, ma bisogna concedergli che non è mai opprimente con tali argomenti, lasciandoli come un piacevole sottotesto.
Giocando questo Okabu mi è spesso tornato in mente il carinissimo The Munchables (che credo di aver comprato solo io, complice anche il terribile titolo italiano “Mangia Tutto”), soprattutto per il delizioso aspetto grafico che, seppur con le dovute differenze stilistiche, è abbastanza simile (La grafica di Okabu è un po’ una via di mezzo fra The Munchables e The Legend of Zelda: Wind Waker, ma potete benissimo vederlo dalle immagini senza che io stia qua a fare pessime metafore) ma vi sono punti di contatto anche nella struttura esplorativa che approccia l’ormai conosciuta formula “finire i livelli è facile, ma finirli al 100% è un po’ meno facile”. Uno dei problemi principali di Okabu è infatti l’incredibile semplicità del gioco e, come se non bastasse, la struttura da adventure lineare e guidato, in cui è tecnicamente impossibile morire. A rendere una passeggiata il gioco è anche la disastrosa scelta di design di imboccarci con un cucchiaino ad ogni azione che dovremo compiere, tramite dei disegnini… sì: il gioco ti fa letteralmente un disegnino quando ti vuole spiegare qualcosa. Se Okabu fosse una persona gli risponderei dandogli un pugno in faccia.
L’aspetto grafico, come è stato precedentemente accennato è ottimo. A rovinarlo è la pochissima varietà di ambientazioni, i livelli infatti spesso si somigliano davvero fin troppo, e quando sarete verso la fine del gioco supplicherete in ginocchio per avere una brutta città futuristica con space marine in armatura.
A questo punto mi verrebbe da strappare a forza dal petto del gioco quella stellina d’oro che gli ho regalato, ma non si può. Nonostante abbia tanti difetti, Okabu ha sempre qualcosa che lo redime, qualcosa di bello e zuccheroso, qualcosa di allegro e colorato. In questo caso quel qualcosa è il sonoro, che butta via la colonna sonora chiptune standard del gioco indie medio per regalarci una roba africantribaleallegra che sembra un po’ la colonna sonora di Katamari Damacy se a comporla fossero stati, invece di tizi giapponesi sotto acidi, delle persone afroamericane dal colorito della pelle più scuro del maschio caucasico medio, coi bonghi.
Il gioco è mediamente longevo (soprattutto se si vogliono prendere le varie medaglie in ogni livello) e riesce addirittura a divertire quando non si fa a pugni con i controlli, perchè stavo per quasi dimenticarlo: i controlli, per quanto non siano completamente pessimi, di sicuro non aiutano il giocatore, soprattutto quando si tratterà di mirare (la mira assistita spesso e volentieri punterà inspiegabilmente al suolo, perchè il suolo è cattivo, perchè sotto il suolo c’è il diavolo). Per finire in bellezza il gioco mi ha fatto crashare la ps3 un paio di volte, ma forse era solo la mia console che non aveva più voglia di ambientazioni tutte uguali.
In conclusione Okabu è uno di quei titoli a cui, seppur sia oggettivamente pieno di difetti, è impossibile non volergli bene. Ogni volta che la smette di trattare il giocatore come un deficiente riesce davvero a divertire, le varie abilità sono interessanti e creative, la grafica è deliziosa, la colonna sonora è di un’allegria unica… peccato solo tutto il buono che c’è in questo titolo venga portato giù da una marea di difetti minori. Nonostante questo, alla fine io mi ci sono davvero divertito, quindi dove un giudizio “obiettivo” non può essere altissimo la mia stellina d’oro se la può tenere. Vai così Okabu! Sei nei nostri cuori! Un po’ come il bambino ritardato nei film sportivi degli anni ottanta.
Baci
Davide
























