Il topic di oggi, però, parla chiaro: quali sono stati i giochi indie più belli di questo 2011? Quali i titoli che, secondo noi non dovreste proprio mancare? E quindi ci siamo riuniti, in un brainstorming micidiale, per decidere, individualmente, qual’è il gioco indipendente più bello dell’anno.
Christian “Keris” Fratta
Il gioco di Mode7 ha ricevuto una calda accoglienza dalla critica, dalla Wolfire e dal mio cuore. Nonostante non sia esattamente newbie-friendly FS è un gioco che sa donare a chi gli dedica un po’ di tempo delle grandi soddisfazioni, ma soprattutto delle grandi partite. La profondità e la versatilità delle meccaniche di gioco, sia in singolo che in multi, offrono al giocatore mille possibilità, ed è proprio questa la libertà che cerco in un gioco: non la possibilità di fare tutto ma la facoltà di fare tutto ciò che vorrei poter fare.
Il single player finisce sicuramente in fretta, la vera forza del gioco risiede però nel multiplayer: sfide tra geniali strateghi sono state combattute sul campo di battaglia blu-neon di questo gioco, e la faccia di chi guarda è questa: :O Indie of the year, bitches!
Federico “Reolo” Nejrotti
Un bestione che sembra tutto meno che una scagazzata indie. Ha tutto ciò che c’è di non-indipendente nel suo arsenale: dal suo essere un FPS per finire con un comparto grafico degno di un Gundam fuso con Optimus Prime. Un gioco estremamente divertente e fortemente curato nei suoi dettagli, accompagnato da un team che sa a cosa sta lavorando e sopratutto ci crede moltissimo. Non ha venduto molto, non se ne è parlato molto, a molti sta pure sul cazzo; ma chissenefrega: l’award come gioco indipendente dell’anno non può che andare a questa piccola Gioconda.
Marco “Astro” Tassani
Un “gioco” che è capace di farti spremere le meningi in modi che il Professor Layton può solo sognare. Superato il trauma iniziale per la non grafica non potremo provare che puro piacere nel portare a termine un livello particolarmente ostico, dopo aver lavorato (LAVORATO!) più di mezz’ora su di un singolo circuito per far quadrare in maniera perfetta tutti gli atomi in entrata e in uscita. Come è stato già detto in passato: se si usasse SpaceChem come test d’ingresso a qualche facoltà di ingegneria, l’Italia sfornerebbe solo geni di serie A!
Davide Alexandro Fiandra
Cioè… è bello… bello nel senso… avete presente… boh… la cioccolata? No quella è buona non è bella… boh… comunque è bello, ed’è tipo una di quelle cose che ci giochi e ti immergi dentro che poi non ne esci più e che quando lo finisci ti senti bene dentro. E’ tipo bello come Braid, ma più bello perchè lo narra una tizia dall’accento esteuropeo… no cioè, se non l’avete giocato non capite un cazzo di videogiochi (o opere multimediali interattive che dir si voglia) e non meritate di respirare la stessa aria della tizia dall’accento esteuropeo.
Ennio “Lilithlun” Spione
Sarò forse un po’ banale, ma quando un gioco riesce a imporsi così tanto da scalare in un lampo la lista delle priorità, ha dei meriti da riconoscere. Visivamente incantevole in un modo che mi ricorda vecchi capolavori, fa inoltre un buon lavoro nell’accompagnare con la musica adeguata le varie fasi del gioco. Carente per lo più nella ripetitività di certe meccaniche, riesce a dare un tocco epico e intrigante anche alla trama che tuttavia cerca di mantenere un sapore leggero, zuccherato.
Non avrà rivoluzionato il modo di concepire i videogiochi, ma fa il suo sporco lavoro di fiaba impegnativa ma rilassante e lo fa decisamente bene.
Fabio “Drizzt” Di Felice
Lo so: vi aspettavate Bastion. Me lo aspettavo pure io. Però, alla fine, sai cosa? Che un titolo come Bastion mi piaccia è pressoché scontato. Gioca in casa: è bello, particolareggiato, malinconico, e di una tipologia di gioco che, urca, ce ne fossero. Con Gemini Rue è stato diverso. Gemini Rue è la prima avventura grafica che gioco dopo forse una decina di anni e, quello che mi aspettavo, era una reazione tiepida, anche un po’ schifata dall’aspetto grafico vecchio e stravecchio. Il risultato fu che passai due giorni interi attaccato al caso del detective Azriel Odin, risucchiato in un’ambientazione cupa, grigia, colma di pioggia battente e inquietanti laboratori dalle pareti abbaglianti. Un titolo che ha preso a sganassoni la mia reticenza, ha catturato tutta la mia attenzione per le ore necessarie a portarlo a termine e poi m’ha lasciato col cuore straziato, a fissare i titoli di coda e a chiedermi quanto tempo era che una storia non mi prendeva a quel modo.
Aurelio “Aucool” Maglione
Il buon Astro è stato più veloce di me nel segnalarvi SpaceChem (che considero essere a mani basse il miglior indie di quest’anno), quindi mi “accontento” di segnalarvi The Binding of Isaac. L’ultimo lavoro di Edmund McMillen è un gioco semplicemente eccezionale che, a dispetto delle meccaniche di basi assimilabili in poco tempo, mostra un gameplay profondo ed una sfida sempre varia, indipendentemente da quante volte vi cimenterete nell’esplorazione della cantina della perfida Mamma. Siamo di fronte ad un gioiello di game design che riuscirà a conquistarvi grazie al suo malatissimo stile audio/visivo e a non risultare mai frustrante per l’utente (nonostante la presenza della perma-death) ma, anzi, a stimolarlo a migliorarsi costantemente. Un titolo perfetto tanto per una veloce partita di mezz’ora quanto per lunghe sessioni di nerdaggio, cercando, una bestemmia dopo l’altra, di giungere alla sua fine. Senza ombra di dubbio si tratta di un’esperienza che saprà conquistarvi e tenervi incollati allo schermo per molte ore, anche dopo che l’avrete portata a termine (si potrebbe persino dire che il divertimento vero inizia solo in quel momento!). In definitiva, uno dei migliori indie (e non solo) del 2011.
Francesco “Kelvan” Riccobono
Non sono amante dei giochi sportivi, ma è impossibile non rimanere abbagliati da un gioco simile. Oltre all’incredibile grado di rigiocabilità e longevità pressoché infinita, che contraddistingue i giochi sportivi, il poter influenzare e decidere come vivere la propria vita da star del calcio non fa che accrescere il divertimento. Bastano pochi valori da tenere sotto controllo, una certa abilità sul campo e un pizzico di gestione per portarsi a casa una validissima alternativa indie dei grandi titoli. Pur essendo un gioco sportivo, a metà, non è richiesto di essere maghi del controller (o dell’onestissima tastiera) per poter primeggiare sugli avversari, né tanto meno è richiesta una profondità strategica del più accurato tattico della storia. Se poi si aggiungono dopanti, fidanzate, tifosi e minigiochi (anche se non proprio vari), New Star Soccer 5 rapisce come indie più distruggivitareale del 2011.
Isca
Ci sono giochi che hanno un unico requisito: setting ambientale e mood “giusto” del giocatore. Giocare a un titolo del genere davanti a un pc con schermo enorme, casse da fare invidia a quelle dei live di Vasco a San Siro e continue distrazioni mi ha portato a sottovalutare una esperienza particolarmente cazzara e random, proprio come piace a me. Bistrattato fino a qualche giorno fa, momento in cui ebbi una folgorante illuminazione. Caricato sul mio netbook da guerra Dungeons of Dredmor è così contento di girare che quasi nemmeno scatta; le mie pause-cesso dovute alla combo caffè+sigaretta non saranno mai più le stesse. Grazie (?) Gaslamp Games.


























