Un gruppo di wrestlers messicani simil Rey Mysterio deve recuperare una non meglio precisata bevanda dalle grinfie di un non meglio precisato gruppo di ladri. Questi misteriosi ladri si vestono di giallo e si ostinano a indossare costumi da gallinacei, nonostante questo li renda ridicoli in un mondo che già di per sé è ridicolo di suo. Per arrivare a compimento della loro missione, dovranno affrontare galline, Panda e wrestlers kamikaze. Perfetto, Che senso ha tutto questo? Nessuno, ma cercare un senso in questo gioco è come guardare il wrestling sperando di vedere gente che si picchia davvero.
Giocando Lucha Fury sono arrivato a pormi delle domande piuttosto profonde (scommetto che Punchers Impact non l’aveva considerata questa vena introspettiva nel suo gioco). La questione è la seguente: quanto è esteso il nostro diritto, come recensori, di giudicare un gioco? Con quali canoni dovremmo giudicarlo? C’è una professionalità che ci impedisce, per quanto possibile, di considerare un titolo in modo da evitare le nostre simpatie o antipatie per il genere a cui si riferisce? E, sopratutto: quanto è giusto sbilanciarci?
Credo di aver iniziato a superare quel confine in cui il bambino si diverte col gioco nuovo, e invece fa quel passo successivo, entrando nella figura di colui che a quel software deve attribuire un valore (che sia questo numerico o meno), e Lucha Fury è stata una tappa importante di questa trasformazione.
La questione scatenante è che un noto sito internazionale, di cui non faremo il nome (Destructoid n.b.) l’ha smazzolato con un altisonante 2/10. Due. Che è ben sotto la soglia della sufficienza ma anche piuttosto in basso in una scala da zero a decenza. Due è la perdita della speranza, l’orrore, l’inenarrabile. Due è l’urlo muto di Munch di ogni recensore. Per questo, quando mi è arrivata la copia da recensire, mi sono sentito morire dentro.
Ma torneremo sull’argomento nel finale, per ora del gioco non abbiamo detto nulla.
Lucha Fury è un picchiaduro a scorrimento, tanto bello e innovativo da guardare quanto vecchio, vecchissimo, nelle dinamiche. E’ possibile scegliere tra un totale di quattro personaggi, ben differenziati tra loro (e che vantano ognuno un decente numero di costumi alternativi), e imbarcarsi direttamente nell’avventura.
Quello che salta immediatamente all’occhio, è la piacevolezza della realizzazione grafica: il tutto ricorda molto da vicino quella specie di cel-shading visto in Borderlands. Tutto è colorato, ben definito e semplicemente bello da guardare. Anche il filmato introduttivo che fa da apertura all’intera vicenda è disegnato in maniera magistrale e dimostra quanto di spicco sia la realizzazione artistica di Lucha Fury.
Quando si comincia a giocare ci si rende conto di quanto diavolo debba essere un fuori classe il designer rispetto ai suoi colleghi.
Intendiamoci, non è così tremendo come tutte le mie paure potevano far presagire, ma fa di tutto per avvicinarcisi: è legnoso, è lento e, sopratutto, quello che dà più fastidio, è che spesso manca quel “effetto combo” tanto soddisfacente nei giochi di questo genere, e si ha l’impressione di colpire l’avversario con tante ripetizioni della stessa, identica, mossa.
Lucha Fury fa collezione di tutti i difetti (ma proprio tutti) del genere, dalla ripetitività di fondo, alla lunghezza estenuante di alcuni livelli, fino ad arrivare allo sfruttamento assurdo dei modelli dei nemici. Allo stesso modo però ne prende i punti di forza: è uno scacciapensieri fenomenale, è divertente a sprazzi e, sopratutto, è in grado di aumentare esponenzialmente il fattore divertimento quando si gioca in multy. E’ possibile farlo, in locale, fino a quattro persone ma purtroppo non c’è traccia di una modalità multiplayer online, particolare che affossa un po’ il discorso a favore del gioco cooperativo.
Alla fine di ognuno dei livelli che andremo ad affrontare (il gioco assicura una longevità perlomeno sufficiente, che si aggira sulle quattro ore), sarà possibile scegliere una mossa da sbloccare (o potenziare) da una lista di scelta piuttosto varia: il numero di mosse (sopratutto per quanto riguarda le grapple -le prese- ) non è impressionante, ma conta comunque diverse varianti.
Le boss fight sono per la maggior parte interessanti e riescono a spezzare la noia che si crea nell’affrontare le orde di nemici tutti uguali, introducendo meccanismi particolari e che esulano -anche se solo per una frazione di secondo- dalla ciclicità del tutto.
Altro grande problema di Lucha Fury è che rimane schiacciato da una concorrenza spietata, tra Scott Pilgrim (che ho adorato) e Castle Crasher, che propongono allo stesso prezzo più qualità e più quantità. Dalla sua, ha un comparto tecnico (e sonoro) davvero apprezzabile ma che non ce la fa a stare dietro al piattume del sistema di gioco, già penalizzato da un genere che -purtroppo- fa fatica a stare al passo con i tempi.
In conclusione, Lucha Fury è un bel titolo? No. Eppure quel famoso due su dieci è tanto assurdo quanto lo sarebbe stato un otto. Facendo un altro passo verso quella figura affascinante dell’uomo (tristemente privo d’emozione, sigh) che recensisce un titolo per quello che è, stiamo parlando di un gioco mediocre che comunque ha la sua dignità, specialmente se gli viene data una chance giocandolo insieme a qualcun altro. Calciando galline verso lo spazio infinito.
VOTO: 5/10




















