“Grande festa alla corte di Franc…” ehm no, di feste e gaudio proprio non se ne parla in King Arthur II, il nuovo capitolo della saga di Camelot firmato Paradox. In compenso avremo litri di sangue, strategia abbordabile e un sistema affascinante di scelte “ruolistiche”.
Riassumere tutto ciò che King Arthur II propone è molto difficile, perché l’offerta è davvero enorme. Considerate che stiamo parlando del secondo capitolo, nonché continuazione del famoso strategico dai vaghi elementi di ruolo edito in Italia da FX Interactive (mentre questo secondo è passato a Koch Media) che strizza l’occhio ai Total War. Ambientato in Britannia, King Arthur II narra degli eventi nuovi del ciclo arturiano, prendendo come protagonista il figlio di Re Artù, ovvero William Pendragon. Da bravo ignorante in materia quale sono, eccetto che per i punti fondamentali del mito, posso dire di esser stato rapito da subito dall’intera storia (Artù quasi morto, ribellioni per tutta la Britannia, forze del male magiche e misteriose) e di averla apprezzata per la sua coerenza con l’ambientazione dell’opera originale. Ma ciò che più colpisce è sicuramente la narrazione degli eventi recitata, purtroppo, da una sola voce (MOLTO carismatica e profonda) che vi accompagnerà per tutto il gioco. La lettura dei testi che riguardano la vostra storia, ma anche le vostre scelte, vi ammalierà immediatamente, facendovi cadere in uno stato catatonico da scenario fantasy al limite col medioevale. Una recitazione sopraffina per una narrazione superba: seguire le gesta del vostro alter ego, e la descrizione di ogni caso, è forse uno degli aspetti più accattivanti di questo gioco, soprattutto perché, pur ricordando molto i vecchi libri-game, le vostre decisioni plasmeranno il mondo di gioco, permettendovi di adottare un’attitudine al gioco influenzata da quattro sfere: Giustizia, Cristianesimo, Tirannia e Antico Credo. Ogni risposta data farà pendere il vostro allineamento verso uno dei quattro punti, influenzando così anche i personaggi e le fazioni del gioco, oltre che ad alcune abilità direttamente correlate.
Questa è quindi la parte ruolistica, un’immedesimazione narrativa coinvolgente che influisce su alleati e avversari. Ma cosa succede quando la diplomazia non attecchisce? O meglio, quando la nostra missione non prevede un lato diplomatico (ebbene sì, potrete pure risolvere tutto a parole, se ne sarete in grado)? Si affilano le armi, e si scende sul campo di battaglia! Pur ripresentando la possibilità di battaglie automatiche (decise soprattutto dalla quantità), gli scontri di King Arthur II coprono il netto gap presente dal titolo precedente nei confronti della saga dei Total War. Oltre al semplice orpello grafico, impressionante sia sulla mappa strategica, sia su quella della battaglia (ma a costo di un computer potente), la qualità delle animazioni delle unità sorprende e compiace, tanto quanto la varietà delle mappe, l’influenza degli effetti atmosferici, e la semplicità di apprendimento di bonus e malus derivanti dal terreno e dalle posizioni delle unità. Forse un po’ troppo semplice per i veterani, ma possiamo tranquillamente consigliarlo a chi si vuole avvicinare a questo tipo di strategia. Ad ogni modo, le battaglie del nuovo capitolo aggiungono tre piacevoli novità: le shrine, gli incantesimi e le unità volanti. I primi non sono altro che altari, o luoghi particolari, che offriranno l’utilizzo di abilità uniche durante lo scontro, che siano magie o potenziamenti per la propria fazione. Gli incantesimi invece, anche derivanti dalle scelte di gioco globali, potranno influenzare nettamente l’andazzo dello scontro, bilanciando perfino battaglie potenzialmente difficilissime. Un’aggiunta piacevole, ma allo stato attuale forse troppo potente, anche perché l’unica maniera per difendersi è rappresentata da uno scudo magico che si va consumando velocemente. Delle unità volanti abbiamo poco da dire, sennonché si tratta di unità di disturbo virtualmente risolutive, essendo attaccabili solo da arcieri, e fungendo da ottima aggiunta strategica da non sottovalutare mai.
Come già detto, però, King Arthur II affascina più per la sua storia, e la sua narrazione, che per gli effettivi scontri, e in un gioco di strategia questo non è molto piacevole. In fondo non stiamo parlando di un Total War, ma il nuovo titolo Paradox si presenta come uno dei suoi cloni e riesce in parte nell’obiettivo. Allo stato attuale (siamo alla quinta patch), non tutti i bug sono stati sistemati, e anche se nessuno di questi impedisce di giocare, alcuni minano alla stabilità del gioco stesso. Come già detto, la pesantezza del motore grafico, ma soprattutto i lunghissimi caricamenti, potrebbero scoraggiare un giocatore medio, ma, sempre parlando di comparto artistico, l’audio vi provocherà brividi di piacere durante l’attesa dell’azione, musiche e voce narrante. Pro e contro, anche perché di frecce al suo arco King Arthur II ne ha tantissime, come ad esempio il miglioramento di William e delle proprie truppe ottenendo esperienza, la personalizzazione dei propri feudi con determinate strutture a discapito di altre, un sistema di crafting di artefatti, la decisione di matrimoni per stipulare alleanze, la gestione temporale e dei movimenti delle truppe sul campo per conquistare le shrine, ed evitare che gli eroi nemici finiscano l’evocazione di un incantesimo, un ciclo delle stagioni da seguire per muoversi, combattere, e potenziare i propri territori, diversi tutorial sempre disponibili per ogni caratteristica di gioco… insomma, una quantità impressionante di contenuti di ottimo livello parzialmente smussati da alcuni problemi di programmazione che speriamo siano presto risolti.
In definitiva, King Arthur II si attesta come versione migliorata e rifinita del precedente capitolo. Un’esperienza fantasy al limite del letterario, con una recitazione originale affascinante, una gestione di causa/effetto ragionata, tantissime possibilità interpretative che ne allungano la già enorme longevità, e un DLC molto curato, già disponibile, sulle gesta di Septimus Sulla ed Eboracum. Forse è ancora un po’ povero strategicamente, ma è un ottimo trampolino di lancio per le nuove reclute di questo genere dalla pazienza di ferro, e dalla visione ampia.
VOTO: 8/10
King Arthur II è un libro fantasy stupendo. Vi farà sognare con ogni sua descrizione, e stimolerà la vostra immaginazione su come sarebbe se foste voi a decidere, o sulle eventuali conseguenze di un’azione. Peccato solo per i momenti della pugna, ancora troppo semplici e sbilanciati, e una media quantità di bug da sistemare che ci aspettiamo siano corretti al più presto. Consigliato ai novelli della strategia, a chi vuole leggere un libro graficamente sfavillante (computer potente necessario), o ai veterani che vogliono vincere facile facendosi rapire dal mito arturiano.


















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