
“Davide, questi tizi invece di usare la parola gioco usano la parola esperienza multimediale qualcosa con un contorno di patate per favore cameriere“.
“Passa il gioco… CI PENSO IO!“
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È il momento di prendere nuovamente in mano il nostro completo da finti-intellettuali-destocazzo e procedere all’analisi di questa esperienza interattiva multimediale le patate stanno per arrivare, chiamata Girl With a Heart of (with a heart of cosa? Purtroppo a causa di un typo il gioco ha un titolo incompleto).
Realizzato con un budget di due tozzi di pane e un topo morto, Girls With a Heart of di sicuro non può essere colpevolizzato per il genialmente terribile sistema di combattimento. Anche considerando che, in fondo, ci ritroveremo a combattere solo due volte durante tutto il gioco e per pochi secondi (e la prima volta morirete dal ridere per quanto siano ridicole le animazioni in-fight). Un po’ come quando si guarda un film micro-budget il fruitore sa a cosa va incontro provando l’opera, quindi mi piacerebbe lasciare per un attimo da parte difetti come la brevità del gioco o i sopra citati combattimenti e parlare, be’, di tutto il resto.
Togliamoci subito il dente avvelenato così dopo siamo più felici: la struttura di questo gioco è orrenda, e parlo sia dal punto di vista narrativo che da quello del gameplay. La sceneggiatura delle prime sezioni è semplicemente incomprensibile, non tanto per la scrittura in sé -che non ci ha fatto nulla di male- ma per il fatto che vengono tirate un numero ingestibile di informazioni addosso al giocatore, senza che prima venga spiegato il setting. In una scena in particolare veniamo addirittura informati (in stile “grande colpo di scena con lacrimone napulitane e Batman che non è morto ma era tornato indietro nel tempo”) che un certo personaggio è morto. Peccato che, prima di quel momento, non avevamo mai sentito parlare di quel personaggio.
Madornali difetti tecnici a parte, la storia dopo i primi stranianti minuti non è affatto male dal punto di vista narrativo. Certo, molte delle idee e delle tematiche che sfrutta, erano già vecchie quando furono sviscerate da Grant Morrison su Kid Eternity, nel lontano 1993 (comunque se Kid Eternity vi è piaciuto apprezzerete molto anche Girl With a Heart of che ne riprende molti aspetti sia narrativi che ideologici). Se vi state chiedendo perchè mi mantengo così vago, la risposta è che non vi voglio spoilerare niente. Vi anticipo solo che il gioco ha finali multipli e sono tutti quanti estremamente interessanti.

Il “gameplay” di Girl with a heart of è un bizzarro misto fra RPG e avventura grafica, che in realtà non è né l’uno né l’altro. Passerete la maggior parte del tempo persi nei dialoghi a scelta multipla che, oltretutto, sono realizzati incredibilmente bene e permettono una buona dose d’interpretazione nonostante si tratti comunque di un titolo a personaggio precotto. Uno degli aspetti più interessante del gioco è che le nostre scelte si rifletteranno su di noi come delle “essenze” che porteremo nel cuore e che ci forniranno diversi bonus. Da questo punto di vista si può parlare in effetti di un intelligente decostruzione del genere RPG, che porta davvero a riflettere ogni volta che si trova un elemento di gameplay “bizzarro”, portando il giocatore a chiedersi se, certe scelte di gameplay, siano state o no intenzionali da parte degli sviluppatori.
L’estetica del gioco invece è classificabile solo come… strana. Non sto dicendo assolutamente che sia brutta: sono sicuro che quella grafica acquerellosa e stilizzata possa essere apprezzata da molti. Se sullo stile si può arguire, invece, non si può fare lo stesso sui filtri estremamente “cheap” che vengono applicati nei momenti importanti. Le animazioni stesse sono di pessima fattura, ma questi sono i famosi limiti del micro-budget, concediamoglielo. Almeno il finale non è insensato come quello di Paranoia.
Quindi com’è Girl With a Heart of? Bello? Brutto?
È interessante, questo di sicuro. Pieno di ottime idee e con un gameplay meccanicamente piuttosto strambo. È un gioco che, nonostante i suoi difetti, è riuscito a intrattenermi. Non un brutto titolo ma di sicuro un’opera che un giocatore “superficiale” difficilmente apprezzerà a pieno, dato che la parte migliore del titolo si nasconde sotto la superficie che normalmente non si va a scalfire.
Baci
Davide
VOTO: 6/10
Un gioco interessante e da un certo punto di vista addirittura innovativo che però viene subissato da molti difetti, dovuti al suo status di opera micro-budget (e da una relativa inesperienza dei developer). Se avete una mente aperta e qualche ora da buttare dategli un occhiata, altrimenti c’è sempre Skyrim.






















