Evil – Paura e Delirio nella mia cameretta!

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Ci sono giochi malati. Evil è uno di questi. Lo dico subito, senza giri di parole. Ed è gratuito su Desura. Dico subito anche questo, così mettiamo in chiaro le cose. Evil fa parte di quella tipologia di giochi detti “experimental indie” che significa un po’ tutto e niente, della serie “se il gioco non ti è piaciuto vuol dire che non l’hai capito!”. In effetti un gioco così è abbastanza difficile da capire, seppur sulla carta si presenti come “Horror psicologico”, e vi accorgerete che in realtà  c’è un velo molto sottile tra ciò che spaventa, ciò che fa paura, ciò che turba e ciò che ti fa esclamare “Machemminghia è?!”. I ragazzi di Nameless, il nome degli autori (già conosciuti per l’altrettanto sperimentale “Insert Title Here”), sembra che abbiano voluto puntare non solo sullo spavento facile, ma più che altro su una via di mezzo tra il “Machemminghia è” ed un continuo senso di turbamento che ti sale su per la spina dorsale (anche se non lo vuoi) mano mano che prosegui verso la fine. O magari, molto semplicemente, sti pipponi mentali non se li sono proprio posti e volevano solo simulare virtualmente gli effetti di una sbornia o di un trip a base di acidi ed erba esoteriche, metaforizzando il gesto attraverso il concetto del “Male”, boh. Comunque per puro sfizio ho voluto calarmi nella parte come si deve: ho preso una bottiglia di vino,  salatini a volontà, luce spenta, cuffie pompate al massimo e via. Paura e Delirio nella mia cameretta: si parte!

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Subito butto giù due bicchieri di vino, che uno non fa effetto. Lancio il gioco e parte una musichetta psicopatica azzeccatissima per la situazione, di quelle che già cominci a capire che qualcosa non va e finisce male. Una schermata nera piena di effetti disturbanti mi mostra la parola “PLAY”, rigorosamente scritta in rosso, per fare contrasto. Clicco. Un messaggio ed una voce narrante cercano di spiegarmi che cosa sia la paura, ma non sono per niente impressionato. Di colpo suona una sveglia e mi trovo in una camera da letto con visuale in prima persona. Mangio un paio di salatini. La telecamera si sposta automaticamente verso la sveglia e con un clic a caso del mouse (non c’è alcun puntatore o interfaccia su schermo) il mio avatar allunga la mano e spegne la sveglia. Sono le 7:30. Mi alzo dal letto. Noto subito che i movimenti sono lenti e macchinosi, come se fossi stato gambizzato. La grafica non è all’altezza degli standard di Unity 3D (l’engine usato) ma non ci bado più di tanto e mi dico “qui conterà l’atmosfera”. Ed infatti ci avevo azzeccato. Osservo la mia stanzetta: un letto, una scrivania, un sedia, un armadio e 3 porte. Non c’è un cazzo con cui interagire quindi mi dirigo verso una delle porte. Una voce fuori campo di dice che prima di lasciare la stanza debbo vestirmi. Non ho la più pallida idea di come vestirmi ma avvicinandomi all’armadio uso l’ormai classico metodo: clic a caso. Con una serie di rumori riconducibili ad una persone che si è vestita, il mio avatar dice di essere pronto. Vado verso una porta e non accade nulla, vado verso l’altra e…colpo di scena IMPREVEDIBILE signori: mi ritrovo in una stanza totalmente buia in cui l’unico punto di riferimento è una porta bianca in prospettiva. Che faccio? Mi sgolo un terzo bicchiere, che non si sa mai.

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Mi avvicino alla porta col mio passo felpato. Arrivo dopo 2 ore sofferte, in cui l’unico suono era quello dei miei passi. Chiedetemi come ho interagito? Clic a caso. Un rumore interrompe il silenzio ma no, non sono così stronzo da spoilerare quelle poche “sorpresone imprevedibili” che un gioco come questo offre. Infondo parliamo di un gioco che, a volergli bene, dura 15 massimo 30 minuti, non allontanandosi dalla media già sperimentata in Enter Title Here. Quindi il tutto si riduce a dover seguire una serie di corridoi ed ambienti (che definire “malati” è dire poco), ed arrivare ad aprire una porta o toccare un oggetto messo in prospettiva  (ci saranno anche un paio di brevi fasi di platform alquanto evitabili). Ma lo so cosa vi state chiedendo: e le bestemmie? Tranquilli, non mancheranno quelle 4-5 occasioni in cui sobbalzerete sulla sedia e nominerete qualche divinità invano.
Sul fronte delle sensazioni che lascia ribadisco quel senso di turbamento generale già accennato in apertura, e che sarebbe potuto divenire anche qualcosa di più se il gioco fosse stato confezionato meglio. Ma un aspetto su cui il confezionamento è stato più che apprezzabile è il sonoro: ogni suono, urlo, musica psichedelica di sottofondo, voce distorta, ogni passo del nostro avatar, oppure ogni schiamazzo da  fattone sotto effetti di acidi (una vera chicca!), contribuisce a creare questo piccolo quadro di “follia”, di turbamento psicologico, quasi a far sembrare tutto il gioco un breve viaggio nel cervello di una persona con problemi di acidi. Ed intanto parte anche il quarto bicchiere e la bottiglia è quasi finita.

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C’è veramente poco altro da aggiungere su Evil. Per certi versi si piazza in quel filone un po’ alla The Path e un po’ alla Slender, dove giochi e non sai nemmeno per quale cazzo di motivo tu lo stia facendo. Però a differenza del gioco sugli stupri multipli di cappuccetto rosso, o del simpaticone in giacca e cravatta, qui la tematica di fondo, o la metafora, viene fuori in maniera meno esplicita ed è più difficile da cogliere. Sempre ammesso che l’autore avesse una simile finalità eh, perché non mi stupirei affatto di sapere che questo gioco è solo il frutto di un festino in cui si è trasgrediti oltre la soglia massima.
Non nascondo di avere, personalmente, una certa perplessità nei confronti di questi “esperimenti”, ma come detto in apertura è roba gratuita, quindi c’è poco da chiedersi “ne vale la pena o meno?”. Aprite Desura, premete Install, sgolatevi un litro di vino e fatevi questo trip mentale nella mente di una persona che probabilmente a sua volta si era fatta un trip mentale con acidi venduti da una persona piena di altrettanti trip mentali. Tanto alla fine sapete cosa vi rimarrà impresso nella mente? Quel fottutissimo trailer MALATO che guarderete in una stanza ad un certo punto del gioco. E ne sarete talmente incuriositi che, come ho fatto io (sbagliando), andrete ad informarvi sulla sua origine ed arriverete a questo. E per non sognarvela la notte e dormire in santa pace, dovrete farvi il quinto ed ultimo bicchiere di vino. Buona notte.
[Carmelo Baldino]

[questo articolo è stato scritto in uno stato mentale sano e sobrio, OVVIAMENTE.]

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  • MonoS

    Questo lo consiglio alla mia ragazza, è lei quella coraggiosa tra noi due XD

  • xdiesp

    Ho fatto. Scusate ma devo sempre correre in bagno quando si cita Slender.

    Gioco molto d’effetto, disturbante alla Dario Argento dei bei tempi! Fatevelo