Escape Goat è l’ultima creatura dei MagicalTimeBean, team di sviluppo salito agli onori della cronaca per Soulcaster e relativo seguito, entrambi rilasciati su Xbox Live Indie Games (per gli amici, XBLIG). Mentre questi ultimi si presentavano come un particolare ibrido fra un dungeon crawler e un tower defense, con il loro nuovo gioco Ian Stocker e soci hanno deciso di cimentarsi con un genere completamente diverso: quello dei puzzle game. Ciò nonostante, i tre titoli presentano alcune caratteristiche in comune. In primo luogo condividono le stesse cifre stilistiche, ovvero l’estetica 8-bit e la colonna sonora chiptune ma, soprattutto, si tratta di tre prodotti qualitativamente eccellenti.
Escape Goat è un gioco estremamente schietto, sin dal titolo. Saremo impegnati a condurre verso la fuga una innocente capretta, rinchiusa nelle segrete di una torre sotto l’accusa di stregoneria. Evidentemente il manto di peli violaceo e la capacità di distruggere le casse di legno a cornate non aiutano a passare inosservati. I primi livelli fungeranno da tutorial, utili per sgranchire gli zoccoli e prendere confidenza con la morfologia della prigione. Inizialmente non dovremo far altro che saltare di piattaforma in piattaforma per raggiungere alcuni interruttori. Schiacciandoli attiveremo dei particolari meccanismi che faranno apparire nuovi punti di appoggio o, attraverso complessi sistemi di carrucole, modificheranno la disposizione delle pareti circostanti in modo da permetterci di raggiungere l’uscita della stanza e proseguire verso la successiva.
Ben presto faremo la conoscenza di un altro prigioniero, un simpatico topolino che deciderà di buona voglia di unirsi a noi. Potremo farlo entrare in azione ogni volta che sarà necessario premendo il tasto B del pad chiedendogli in particolar modo di raggiungere i pertugi più stretti che noi non potremmo attraversare altrimenti. Egli nor farà altro che proseguire davanti a se nella direzione che gli indicheremo, arrampicandosi anche sulle pareti più ripide. Premendo nuovamente il tasto B potremo richiamarlo presso di noi. Come avrete intuito, il lavoro di squadra sarà indispensabile per poter proseguire la nostra avventura. Coordinare le azioni dei due animaletti sarà doveroso soprattutto negli scenari dove usufruiremo del “cappello magico”, un curioso artefatto che ci consentirà di invertire la nostra posizione con quella del topolino ogni volta che vorremo. Una volta completato il tutorial, le cose inizieranno a farsi davvero interessanti.
Dal “Gathering place” potremo raggiungere i nove piani della torre da superare per poter raggiungere l’agognata fuga, per un totale di cinquantotto livelli. Ogni piano presenterà delle sue caratteristiche distintive. Ad esempio, nella Frozen Cavern ci troveremo di fronte a delle pareti ghiacciate che non possono essere scalate dal topolino, nelle Ruins of Red Clay verremo assaliti dai Reapers, le anime dei prigionieri spirati in cella che ci scaglieranno contro delle palle di fuoco non appena entreremo nel loro campo visivo, nell’Eletric lab saranno presenti degli strani congegni in grado di emettere scariche elettriche e così via. La grande varietà di situazioni è garantita anche da un level design intelligente che alterna sfide che metteranno alla prova il nostro ingegno con altri in cui dovremo affidarci alla prontezza dei nostri riflessi o alle abilità “atletiche” della capretta satanica. Ci troveremo così a dover riflettere su quale sia il modo più ingegnoso per riuscire a raggiungere un determinato interruttore, a dover schivare con rapidità una sfera infuocata, dover saltare con tempismo su una piattaforma precaria e tanto altro. Ciò che vi stupirà è come i livelli siano stati disposti lungo una curva di apprendimento strutturata in modo a dir poco perfetto. Il gioco saprà assisterci amorevolmente nelle prime fasi, quando ci troveremo ad apprendere le meccaniche di base e a fornirci costantemente una sfida appagante, bilanciata così bene da non risultare mai banale ma nemmeno frustrante.
Chi vi scrive si è trovato davvero in difficoltà soltanto nelle fasi più avanzate, quando è anche giusto che sia necessario profondere uno sforzo ulteriore per poter salvare capra e…topo. Nello specifico, sono riuscito a vedere il famigerato “the end” in poco più di tre ore. Un quantitativo di tempo certamente esiguo ma giustificato dal prezzo cui Escape Goat viene proposto, soltanto tre euro. In teoria la presenza di editor con cui poter realizzare i propri livelli potrebbe costituire un incentivo a dedicarsi ulteriormente al gioco una volta completato ma l’assenza della possibilità di condividere on-line le proprie creazioni ne riduce notevolmente l’appeal. Ciò nonostante, le tre ore di cui sopra saranno di assoluto divertimento. Un quadro così positivo è ulteriormente impreziosito dall’ottimo comparto artistico del gioco. L’atmosfera cupa è sottolineata alla perfezione dalla colonna sonora chiptune che assieme allo stile grafico 8-bit farà la gioia degli appassionati di retrogaming. In particolare, merita un plauso la cura con cui sono state realizzate le animazioni. Vedere i mattoni delle mura di muro rigirati dalle carrucole per creare geometrie architettoniche totalmente nuove è semplicemente meraviglioso.
In definitiva, Escape Goat è una produzione che merita di essere provata da tutti i fan dei puzzle/platform game. Sebbene non apporti innovazioni significative al genere, è un titolo solido e curato sotto ogni punto di vista, che non mancherà di divertirvi lungo tutta la sua durata, L’ottimo comparto grafico, la grande varietà di situazioni proposte e la curva di difficoltà strutturata in modo impeccabile lo rendono, a fronte dei tre euro spesi per acquistarlo, davvero imperdibile La scarsa longevità potrebbe farvi storcere il naso ma spesso è meglio dedicarsi ad un’esperienza piacevole ma fugace che annoiarsi per ore con giochi sempre uguali a se stessi. Che il potere della stregoneria sia con voi!







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