La settimana scorsa ho parlato di Digital. Qualche mese fa ho parlato di DTIPBIJAYS. Cosa manca? Se siete abbastanza informati sapete che all’appello (oltre a Love&Order che ormai è un po’ vecchiotto per essere recensito) manca l’ultima opus di Christine Love, Analogue: A Hate Story. Potete comprarlo a 15$ o scaricarne la demo, ovviamente, ma fatelo dopo aver letto la recensione, e senza lamentarvi tanto del tempo che qui tira pure la Bora. Ormai mi sono ridotto a scaldare la mia tartaruga con l’alito, facendola dormire dentro un cinghiale scuoiato. Che devo dire essere abbastanza caldo, mi sa che stanotte facciamo un pigiama party a tema interiora di animale che non è nè un ovino nè un bovino. Credo.
Dicevamo! Analogue inizia con il giocatore, personaggio senza nome, che si sta facendo i cavoli suoi nella sua navicella spaziale. Ad un certo punto riceve una comunicazione che gli affida una nuova missione: a quanto pare una nave generazionale, scomparsa da centinaia di anni, è stata scoperta alla deriva senza una traccia di vita a bordo. A noi la missione di scoprire cosa sia successo.
Per qualche attimo ho pensato che la Love si fosse data agli horror, perchè mi suonava più come Alien che come una visual novel, ma con mio immenso piacere ho avuto motivo di ricredermi in fretta, e di iniziare a dialogare con *Hyun-ae, la simpatica intelligenza artificiale della Mugunghwa. *Hyun-ae si rivela da subito utilissima, iniziando a fornirci moltissimi log (si, è un gioco per chi ama leggere) tramite i quali inizieremo a farci un’idea di cosa sia successo all’interno della nave, il cui orologio interno si è resettato dopo un evento catastrofico
non meglio specificato, portando con sè l’avanzamento tecnologico dei suoi abitanti, che nei decenni successivi sono tornati ad una forma di società patriarcale sul modella della Corea medievale. Non chiedetemi come: sarebbe interessante saperlo, ma è più che altro un McGuffin che permette agli avvenimenti precedenti alla storia di prendere il via.
Si fa abbastanza presto anche la conoscenza di *Mute, seconda intelligenza artificiale della nave (con il compito di gestirne la sicurezza) molto chiacchierona e decisamente più spigliata di *Hyun-ae. Il binomio che le due IA formano dà corpo e ritmo alla storia, e bisogna sicuramente fare i complimenti all’autrice per come il rapporto tra le due si sviluppa e si mescola agli avvenimenti della storia, in una sorta di connubio tra le informazioni palesi fornite al giocatore e quelle implicate dall’ambiente in cui si svolge la storia ben costruito come pochi.
Se avete qualsiasi grado di esperienza con giochi simili (una visual novel, anche se questa offre molta più libertà di azione del normale, tanto che preferirei definire Analogue come gioco di ruolo) non serve che vi venga a parlare di come ci siano due personaggi con cui si può instaurare un rapporto; se siete anche abbastanza sgamati, non serve che sia io a dirvi che questi due personaggi sono *Hyun-ae e *Mute, *SPOILER PER DIGITAL* ancora una volta due IA (sembra che l’autrice sia infatuata del raccontare i rapporti tra umano e non-umano, o umano in senso lato — insomma, avete capito cosa intendo. Il messaggio che trasmette inoltre è un messaggio – che personalmente apprezzo molto – di parità tra i due mondi *FINE SPOILER PER DIGITAL*.
L’aspetto grafico del gioco, contrariamente a quanto successo con DTIPBIJAYS, è lavoro completamente originale: l’autore si fa chiamare Raide, e ha una gran bacinella di talento. Sono rimasto più volte incantato a guardare le immagini, ammirando i dettagli e la bravura dell’autore. Come Digital, che si distingueva per la direzione grafica “inesistente”, Analogue ha un’identità artistica assolutamente consistente con la storia di cui parla. Gli sfondi, il design dei personaggi, l’interfaccia — tutto è assolutamente perfetto e in linea con il feel che i personaggi danno. *Hyun-ae, ad esempio, insicura e fragile, è caratterizzata da una prevalenza di colori freddi e un taglio molto sobrio dei vestiti, futuristico ma senza troppe decorazioni. *Mute al contrario è vestita in modo sfarzoso ed estremamente decorato, con una
capigliatura che sfida la gravità (ma plausibile, non si sta parlando di capelli anime), e in linea con il suo carattere l’ambiente diventa molto più casalingo, caldo, accogliente, al punto da ottenere anche un’interfaccia rosso vivo.
Le IA di bordo, in ultima analisi, sono personalità ben definite, sebbene opposte. Entrambe molto apprezzabili, le si impara a conoscere nei loro pregi e difetti che le hanno fatte sopravvivere alla distruzione portata dall’odio tra le famiglie all’interno della nave. E’ una storia incentrata sulle gocce di felicità in mezzo ad una società che ha come unica raison d’être lo status, destinata fin dai primi momenti a scomparire. E’ molto triste ripensarci, e alcune delle cose che ho letto (una in particolare) mi hanno fatto rabbrividire. Considerando che non c’è mai nulla di grafico, solo caratteri sullo schermo, credo sia necessario riflettere sulle capacità della scrittrice. Brava, brava, brava.
In conclusione una parola per il comparto audio, realizzato da Isaac Schankler e di qualità pari al resto della produzione. Aiuta molto a costruire il tono di ogni scena con tutte le note giuste, portando Analogue ad un livello superiore, molto più emotivo, aggiungendo perfino pregnanza alle idee già importanti alla base del gioco.
Non è per nulla difficile da completare, e per 15$ c’è poco di meglio. Compratelo!
Voto: 8 / 10
Un gioco adatto anche a chi non sa quale sia la differenza tra hardcore e casual, con un’ottima storia, bellissimi disegni e musica molto più che orecchiabile. Vari finali, personaggi interessanti, per una durata di qualche ora anche senza completarlo al 100%. Da parte mia consigliatissimo, ma si sà che sono un fanboy della Love ormai!





















